Panino Italiano Magazine

Viaggiare al tempo del coronavirus

Paninosofia by Alfio Fazio 12/05/2020

Dapprima fu la ruota, poi il motore a scoppio e l’automobile, i libri, le scoperte geografiche, l’innata voglia di avventura, la conquista del nuovo mondo.



A cura di Alfio Fazio



Poi arrivarono gli aerei e le grandi guerre, il desiderio di ricominciare, la wolkswagen e la 500, il frigorifero e la Tv, i libri e i film in bianco e nero, il rock e il blues, l’LSD ed i freack, il boom economico che si trasformò in benessere diffuso. E dopo arrivarono il ’68 e la voglia di eguaglianza sociale degli anni ’70,  la sua deriva sovversiva, gli anni ’80, la TV commerciale, i video giochi e il PC. La playstation e la wii, i cellulari e poi gli smartphone,  e via via fino alla social-società di FB, Istagram e Tik-Tok di cui tutti facciamo parte e che ha annullato la percezione fisica delle distanze e forse almeno in parte il senso del viaggio. Il viaggiare è diventato parte integrante della nostra esistenza, viaggiare si deve e si può, ma è anche necessario. Viaggiare è strumento, non più fine.

Ma viaggiare nella società del XXI secolo è diventato via via anche un volo senza chilometri da percorrere e fusi orari da recuperare. Negozi dove acquistare di tutto, con provenienza da qualunque luogo, ristoranti etnici e ristoranti internazionali di alta e bassa cucina aperti in ogni città. Poi è arrivato Amazon, ed ecco che abbiamo imparato a spiccare il volo direttamente dalle nostre poltrone, solo con lo smartphone in mano.

Ma tutto questo ci ha permesso prima di tutto di migliorarci e sperimentare, degli aspetti negativi lasciamo parlare gli antropologi e i sociologi, di scoprire cose nuove toccando con mano tutto l’anno e ricevendole nell’arco di 24 ore (anche una sola con Prime e se abiti in una grande città).

Così anche il cibo, passaporto per eccellenza della cultura dei popoli, viatico di tradizioni e riti, trasudante di religione e sessualità. E per quella Italiana, che ha da sempre trovato terreno fertile e facilità di diffusione anche in nome della suo essere equilibrata e quindi salutare, è stato forse ancora più facile. Inserendosi nel filone del made in Italy, la cucina italiana è diventata anche un vero strumento di penetrazione del business legato ai prodotti alimentari nel mondo al punto che spesso vengono addirittura copiati come una borsa o un vestito.

E qui arriviamo a noi. Quando la cucina italiana è passata dalle cucine delle mamme e nonne, dopo quella fortunata gestazione ad opera di nome di grandi maestri come Marchesi, a quella di questi anni, dei grandi ristoranti, i piatti si sono smaterializzati e trasformati in idee e concetti, rivisitazioni e citazioni. Di scomposto e ricomposto, riscoperto e scoperto, cotto non cotto, cotto a bassa temperatura e sferificato e reso spuma.

Ma alla fine il cibo è cibo, e serve per nutrirci. Materie prime buone, procedure e cotture corrette per non alterare il gusto ed i sapori ma esaltarli. Ecco l’essenza.

Ma la natura si riappropria sempre dei propri spazi così, da un giorno all’altro, ecco sempre più spesso il panino in copertina, in evidenza, in discussione. Cosa? Un panino. Anche il panino torna (o arriva?) nei piatti delle cattedrali del cibo che fino ad allora lo avevano relegato ad adulterio consumato segretamente nelle cucine da chef e personale addetto. Si reinventa, trasforma e inizia a decantare le lodi di un territorio,  abbandona la tristezza di bar e tavole calde in cui frettolosamente gli impiegati consumano le loro pause pranzo al costo di un ticket per assurgere alle tavole stellate.

Da qui la volontà e la necessità di stabilire delle regole, individuare delle caratteristiche che consentissero di definire in modo preciso e rigoroso quello che deve e può essere un panino italiano.

L’Accademia del Panino Italiano ha raccolto queste regole attraverso un comitato scientifico e ha individuato i luoghi in Italia e nel mondo che “fanno panini italiani”.  Possiamo dire che un panino sta alla ristorazione tradizionale come un volo low cost sta ad un volo in first class? Sì, forse sì, ma sia l’uno che l’altro ci fanno viaggiare, andare o tornare poco conta.

Quello che conta è che anche in un momento come quello che stiamo vivendo in questi mesi, attraverso la cucina (prima classe o lowcost), possiamo continuare a sognare luoghi lontani in attesa di tornarci davvero. E se tutto verrà fatto come si deve essere allora ci (ri)innamoreremo di quei luoghi. E con il Panino Italiano potete viaggiare in 43 paesi nel mondo.

Buon panino… OPS, Buon viaggio a tutti!


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