Panino Italiano Magazine

Un pane contemporaneo

Paninosofia by Fabio Zago 02/03/2018

Fratello minore ed allievo di Giulio e Antonio Campi, Vincenzo ebbe una carriera pittorica ambivalente, per la scelta di dipingere pale d'altare di impegnata sensibilità da Controriforma, unita ad un imprevedibile lato buffonesco delle sue celebri scene di genere, abitate da popolani dai volti grotteschi e caricaturali e da donne procaci e ammiccanti, ispirate alla coeva pittura fiamminga.

La sua carriera pittorica si svolse soprattutto a Cremona, città dove nacque e visse, ma lasciò opere anche a Milano, Pavia e Busseto

Agli anni tra il 1586 e il 1589 risale la sua più importante opera milanese, dipinta in collaborazione con il fratello Antonio, la volta della chiesa di San Paolo Converso. 

Nel 1588 aveva invece dipinto il bellissimo "San Matteo" di Pavia, il cui realismo è stato letto dalla critica come un importante precedente per la pittura di Caravaggio. 

Tra i suoi dipinti più noti certamente molti ricordano "I mangiatori di ricotta", conservato a Lione, al museo delle belle arti.

Fu eccellente pittore di nature morte, tra le quali questa opera ricca di prodotti e oggetti, apparentemente in maniera confusa tra zucca e pesche, pane e formaggio, bottiglie e bicchieri.

Il pane è tale e quale a quello che possiamo trovare ai giorni nostri in un qualunque panificio italiano, di strabiliante contemporaneità.    

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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