Panino Italiano Magazine

Un altro banchetto

Paninosofia by Fabio Zago 26/07/2017

In Italia è tornata la febbre elettorale: politiche nazionali, europee, regionali, provinciali, amministrative locali o comunali, di quartiere? Referendum, varie ed eventuali, anticipate sempre!

Un appuntamento fisso, una certezza. 

Un aspetto davvero interessante, non sempre sottolineato, è che ormai, il numero dei candidati supera quello degli elettori.

Anzi, ad una continua diminuzione del numero degli elettori di fatto, corrisponde un enorme e incontrollato numero di candidature. Quale possibilità di impiego migliore di questo, potremmo pensare?

Raccogli un certo numero di parenti e amici (la famiglia è importante). Investi un poco di soldi.

Una decisa azione di marketing. Qualche invito a cena!

Ed ecco il punto che ci interessa.

Come scrive Orazio, niente di nuovo sotto il sole.

Nell'Inghilterra illuminata della metà del '700, il famoso, noto, sarcastico testimone-pittore William Hogart dipinge “La campagna elettorale”: “Il banchetto”, 1754, conservato a Londra, Soame's Museum.  

L'opera fa parte di un ciclo di quattro dipinti. Il tema era contemporaneamente trattato in una famosissima commedia, nella quale i due partiti rivali si chiamavano del vecchio e del nuovo Interesse.

L'azione del mangiare è comune, ma i tavoli sono differenti, rettangolare e rotonda.

In un tavolo si preferisce la carne, nell'altro le ostriche e l’astice. Il pane, c’è sempre e comunque.

Sul fondo, la musica è uguale per tutti.

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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