Panino Italiano Magazine

Tre artisti per un dipinto

Paninosofia by Fabio Zago 31/08/2017

La Pala del Corpus Domini è un'opera di Giusto da Gand con predella di Paolo Uccello, conservata nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino.

La predella è datata al 1467/1468 e la tavola principale (olio su tavola 331x335 cm) al 1472/1473.

L'eucarestia e in genere l'ultima Cena è uno dei soggetti pittorici più riprodotti al mondo: dove si evidenziano il corpo e il sangue di Cristo offerti in sacrificio per noi.

"Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo”. Davvero impressionante questa sorta di “cannibalismo simbolico”.

Una rappresentazione tragica per sancire un legame indissolubile e definitivo tra Dio e i credenti.  

La genesi dell'opera è particolarmente travagliata. La pala venne originariamente commissionata dalla confraternita urbinate del Corpus Domini al pittore locale Fra Carnevale, che però nel 1456 venne liberato dall'incarico per sopraggiunti impegni e gli fu chiesto di restituire l'acconto di quaranta ducati d'oro già ricevuti e spesi per i colori. Nel 1467 la commissione venne affidata a Paolo Uccello, arrivato a Urbino quell'anno, che, entro il 1468, riuscì a dipingere la predella con le famose storie del Miracolo dell'Ostia profanata. Paolo non era all'epoca considerato un maestro di prim'ordine, forse anche a causa dei suoi ossessivi studi di prospettiva. 

Non si conoscono i motivi per cui Paolo Uccello abbandonò l'opera, probabilmente per la scarsissima retribuzione.

Nel 1469 venne proposta a Piero della Francesca (primo documento certo dell'artista a Urbino). Nemmeno Piero eseguì la tavola principale, che venne infine dipinta dal pittore di corte Giusto da Gand, terminandola nel 1474.

In definitiva questa pala d'altare che racconta "il pane come corpo di Cristo", cioè il pane come assoluto simbolo divino ha fatto incrociare, con poca fortuna, tre assoluti geni della pittura rinascimentale.

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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