Panino Italiano Magazine

Sala da pranzo

Paninosofia by Fabio Zago 08/10/2020

L'evoluzione del locale dove si consuma il pasto e del suo arredo più importante, il tavolo, come lo conosciamo oggi, comincia nel Medioevo.


A cura di Fabio Zago


Allora il tavolo è ancora una lunga e ampia asse di legno che si appoggia su due cavalletti. Nel '500 e poi nel '600 diventa un arredo fisso, con le sue gambe, molto lavorato e intarsiato; di legno raro e spesso accompagnato da un altro mobile, una madia o credenza, dove appoggiare o contenere e persino esporre tutto l'arredo prezioso, in oro, argento, vetro o ceramica, necessario per l'apparecchiatura.

La sala da pranzo è in genere ampia, per ospitare molte persone e sfoggiare in qualche modo la ricchezza in essa contenuta (anche affreschi adeguati o arazzi e dipinti, tappeti, candelabri e così via): è quello che si chiama un salone di rappresentanza.

E' nel XIX sec. con l'avvento decisivo di una classe borghese facoltosa e numericamente significativa, che vive in case comode e modernamente concepite, che la sala da pranzo prende la forma che ancora oggi spesso mantiene in quasi tutte le nostre case, sebbene le mode, il design, il costo degli spazi nelle grandi città, disegnano in questi anni soluzioni nuove e originali, come ad esempio i molto apprezzati open space o le cucine a vista con sala da pranzo e salotto in un'unica soluzione.

Nel 1838 Mary Ellen Best, pittrice americana molto amata negli Usa (al Metropolitan di New York una intera sala le è dedicata), dipinge "Our dining room in York", collezione privata.

E' la sala da pranzo della buona borghesia ottocentesca; un locale adibito a solo luogo di consumo dei pasti, in famiglia o con gli ospiti.

Tende alle finestre e tappezzeria alle pareti, un bel camino per riscaldarsi e non più, eventualmente, per cucinare.

La tavola è apparecchiata in modo scrupoloso; ci sono persino i piattini per il pane, e il pane alla sinistra di ogni singolo commensale, come nei migliori ristoranti di lusso.

Sembra che tutto debba essere così, immutabile nella sua perfezione. Ma non sarà così: things changes.

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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