Panino Italiano Magazine

Riflessioni sull'ultima campagna di Mc Donald's

Il panino a 360 gradi by Alberto Capatti 16/07/2019

Apprendiamo con sorpresa che il colosso degli hamburger americano ha deciso di usare l'odioso preconcetto sull'italianità, presentando nella sua ultima campagna un panino 'mafioso', ovviamente italiano. 

Le scuse sono arrivate prontamente, alle prime avvisaglie di rivolta social: è stata una maldestra traduzione dal tedesco. "In occasione del lancio di un nuovo hamburger, McDonald's Austria ha utilizzato una creatività basata sulla parola tedesca "mamfen", che significa "Goloso". Per errore, nella traduzione inglese di questo gioco di parole è stata usata la parola "mafioso"", spiegano dagli HQ del gigante della polpetta.

Ma davvero una società da 250 milioni di panini all'anno, presente nella maggior parte dei Paesi del globo usa google translate per le sue campagne di comunicazione?

E se questa è l'attenzione verso le parole, come possiamo pensare che ci sia attenzione nei confronti dei suoi prodotti? 

Inutile sostenere l'indignazione, che sta facendo tremare le performance di vendita di 'Bella Italia', il panino incriminato. È evidente che questo riferimento, Italia=mafia, è davvero quello che sui social è giustamente identificato come un 'epic fail'. 

Non basta raccontare l'italianità, per essere buoni: occorre conoscerla, e stimarla, e viverla. Solo così si riuscirà a preparare e a comunicare l'autenticità di un ottimo panino. Italiano, e non 'italian sounding'. 

 

Anna Prandoni

 

 

Senza risalire alle vicende mafiose del mercato di New Orleans, e al lancio nei primissimo anni del '900 della muffaletta divenuta patrimonio e simbolo gastronomico di quella città, basta consultare "mafia cookbook" ricettario storico della cucina italiana negli USA, sempre disponibile su Amazon, per rendersi conto che mafioso, inteso in senso positivo, qualifica la nostra cucina, oltre che l'ultimo panino di McDonald. Una offesa? Un gioco? Semmai un omaggio, da prendere con ironia, con distacco nei confronti di un paese che ha dato al mondo grandi lezioni di gangsterismo culinario.
Comunque voglio assaggiarlo, assaporando quanta Sicilia-Calabria-Puglia contiene, e quante parti di altrove. Con ingredienti nordamericani sarebbe perfetto.


Alberto Capatti

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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