Panino Italiano Magazine

Prima colazione

Paninosofia by Fabio Zago 25/07/2017

Per lo scienziato della nutrizione è il pasto principale e più importante; il carburante necessario per affrontare adeguatamente una faticosa giornata di lavoro e di studio.

Purtroppo spesso si traduce in un rapido consumo di un piccolo dolce e di una bevanda calda.

La colazione del mattino esiste sin dalla notte dei tempi. È ben documentata nella cultura classica greca e latina.

Tuttavia è nel Settecento che si afferma l’uso della colazione in chiave moderna; biscotti, bevande calde, frutta, torte, ecc. Abitudine aristocratica, ovviamente. Tale rimane nell’Ottocento, coinvolgendo la classe sociale emergente, la ricca borghesia.

Nella pittura di fine Ottocento la colazione sembra diventare non più una dimostrazione di ricchezza, una fotografia del gusto e delle abitudini esclusive di una determinata classe sociale, ma soprattutto una celebrazione artistica di intimità domestica borghese, un rituale familiare della buona società.

Nel 1868 Claude Monet dipinge "La colazione", conservata a Francoforte, Stadelsches Kunstinstitut.

Per la ricchezza compositiva e dei dettagli; per la chiarezza dell’immagine non sembra affatto un esempio di pittura impressionista. Monet, nella sua maturità è capace di produrre straordinari capolavori e di segnare un’epoca.

È un bel dipinto e una bella storia, questa prima colazione! Ma avranno previsto un buon panino con burro e marmellata?

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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