Panino Italiano Magazine

Perché è meglio non ordinare panini in Francia

Paninosofia by Emeline Dany 17/07/2020

Se vi capita di parlare di “dehor”, “mise en place”, “sac à poche” o ancora “bon ton” con un francese, c’è una grande probabilità che vi guardi senza capire. Invece, avete già provato a chiedere dei “panini” in Francia? Il rischio è che sarete voi a non capire quando arriverà il “panini”…


A cura di Emeline Dany


Il panini (con la I finale) in Francia è una tipologia di panino caldo.
La sua origine è più che oscura ad eccezione del nome, sulla quale sono tutti d’accordo: deriva dalla parola italiana panino al plurale.
La sua particolarità è che viene fatto con un pane di forma ovale,  bianco, con una texture che ricorda vagamente il Bao. Così bianco e liscio, che sembra ammalato (per non dire industriale, congelato, precotto).
Viene allora sempre riscaldato e schiacciato da una piastra che gli darà una zebratura bruciata e nera. Più viene schiacciato e meglio sembra essere, dà la garanzia che il formaggio dentro sarà fuso.

Ma cosa ci mettiamo dentro, vi chiederete?
Per il richiamo all’Italia, è spesso farcito con delle fette di pomodori arancio più che rossi e mozzarella tagliata a fette quadrate. Siamo ben lontani dalla mozzarella di bufala o dal pomodorino pachino. Per aggiungere proteine, viene inserita una fetta di cotto ben spessa ( in Francia i salumi non sono tagliati sottili) o del tonno in scatola (ma non sott’olio)…
Nella versione greca, la creatività consiste nell’aggiungere delle olive nere in salamoia, ma esiste anche la versione carne con il petto di pollo asciutto e la vache qui rit (un formaggio spalmabile, famoso nel terzo mondo siccome si conserva fuori frigo, e che richiama un po’ il Philadelphia, ma con una consistenza più “oleosa”).

Un’offesa al panino, direte.
Un po’.

Il paninI in Francia è tipico dei paninari di bassa categoria.
Oltralpe, il panino con la baguette conosce un suo successo senza tempo, tutto come il suo cugino del sud, il pain bagnat, che spesso è fatto con un “pain brioche”. Poi, vent’anni fa, è arrivato il panino svedese che si proponeva spesso con salmone affumicato o tronchetto di capra, noce e insalata. Il pane svedese ricorda il pane pita con una punta dolce e morbida in più.

Il paninI, anche se considerato italiano, sarebbe dunque il parente povero di questa gamma di panini, quello che si serve nei paninari di tipologia fast food, quando invece il sandwich in Francia per essere considerato buono, deve venire dalla Boulangerie, tempio del pane fatto a mano e appena sfornato, sempre croccante.
Tra l’altro la Boulangerie rimane anche IL posto per la colazione, che non si fa al bar ma a casa, con i croissants e la baguette calda.

Allora, la vostra vacanza prevede una tappa in Francia?
Se siete alla ricerca di uno spuntino e non volete sbagliare, chiedete un sandwich, evitate i posti che scrivono “panini".
La Boulangerie sta sempre "une valeur sûre” (valore sicuro).
Se invece avete voglia di esotismo, potete sempre cercare un posto che fa kebab o pita greca, meglio se gourmet. La cosa bella della Francia è la contaminazione d’influenze orientali.


A bon entendeur.


Perché è meglio non ordinare panini in Francia
Emeline Dany

Emeline Dany

Food Strategist


Francese, appassionata di cibo e design. 

Dopo 10 anni nell'industria come project manager nel miglioramento dei processi e il change management, decide di specializzarsi in Food Strategy. 

Convinta che si impari tutta la vita, dopo un master in Management & Marketing in una grande école francese, e una formazione in Design d'interni allo IED, ha avuto l'opportunità di partecipare al primo master in Food Design della SPD, lanciato per l'EXPO 2015. Ha seguito anche i corsi sommelier dell’AIS.

Nel 2016, sviluppa la sua propria metodologia di consulenza per progettare customer solutions a 360 gradi e si mette in proprio.

Insegna allo IED “ how to design a food experience” dal 2017. 

Nel 2018, avvia La Baghet, un concetto di eno -boulangerie su ruote e di organizzazione di eventi francesi (catering, corsi di cucina, degustazione). 

Scrive le sue esperienze di foodie sul suo sito e profilo instagram @lescalopemilanaise


Il suo sogno:

"Contribuire a rendere il mondo più bello per tutti attraverso il cibo".

>Per il consumatore: migliorando il suo quotidiano grazie ad esperienze gradevoli.

>Per l'imprenditore: assistendolo nella realizzazione del suo progetto di aprire un locale, pensando ai piccoli dettagli che fanno la differenza.

>Per il produttore: promuovendo la tradizione e il cibo di qualità.



English version


French, in love with Food & Design.

After 10 years in the industry field, as Project Manager in charge of Change Management & Product Launch, she decided to specialize in Food Strategy.

A lifelong learner, after earning a Master's degree in Management & Marketing and completing an Interior Design program , she had the opportunity to attend the first Master's program in Food Design, launched for the EXPO 2015 by the Scuola Politecnica di Design in Milan.

​In her free time, she also attended Sommelier courses.

In 2016, she created her  own methodology to provide food strategy consulting and design 360° solutions adapted to clients’ needs.

Why?

Because today’s customers get bored more easily and tend to be less loyal than in the past.

Because we live in a world where advertising and interior design are not enough to make a restaurant or a food retail concept successful.

Because nowadays, it's essential to design not only the space but the food and experience we offer to our customers.

Since 2017, she teaches “ how to design a food experience”  in IED school.

In 2018, launched La Baghet, a concept of eno-boulangerie on the wheels  and organization of french style events (catering, corsi di cucina, degustazione).

She writes her foodie experience on her site and insta profile: @lescalopemilanaise.

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