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Paninottanta

Paninosofia by Olga Orlandi 13/11/2018

Muriel Barbery racconta in un suo romanzo che Monsieur Pierre Arthens, immenso e superbo critico gastronomico, nelle ultime ore di vita ha un solo desiderio: riempirsi la bocca, un’ultima volta, di bignè. Detta così non fa granché specie: un gourmand all’ultimo sussulto… naturale che abbia un languore infantile e che vada alla ricerca di “un sapore dimenticato”. Ma sorprendentemente, l’estasi di pasta choux che illanguidisce il palato raffinato di Arthens non è quella elegantemente accomodata su un vassoio di pasticceria, è bensì il prodotto mediocre, preconfezionato in un esplosivo sacchettone del supermercato di cui era stato ghiotto da piccino!

D’altronde non può questo appetito scadente declinarsi anche in panino

In un giorno da incubo umido, di pioggia battente, che a Milano si traduce, per l’automobilista, nell’essere risucchiato in una discesa al Maelstrom di risorgive tipo inverosimile risaia urbana, quasi cieco per lo stentare dei tergicristalli consunti dall’inutilizzo di mesi di siccità paradossale e PM10 da head line dell’edizione cittadina dei quotidiani, puoi solo più cogliere un rumore di lavandino che si sgorga e una lezzo putrescente: è l’inevitabile tracollo felino che s’invera, il gatto che trasporti verso la clinica veterinaria per il richiamo delle vaccinazioni è una maschera di bava e ha vomitato a cascata dalla gabbia, giù fino al tappetino.

Una colossale “S” fatta di neon ritorto t’appare come un miraggio di salvezza, freni e sterzi: diversivo “spesa all’asciutto subito”!

Per non ammettere che in questo circo Barnum del cibo torni un bambino goloso di schifezze, ti dici che togliersi uno sfizio junk è un doveroso omaggio alla storia della pop art: gli scaffali del supermercato sono una serigrafia di Wharoll, la gente assiepata un affresco naïf di La Chapelle, le ziggurat di tonno all’olio extravergine e la trincea di buste di trofie a marchio un monumento kitsch alla Jeff Koons. Così ti aggiri irrequieto, non sai decidere, ogni volta che stai per piombare su una confezione “maxi” ne vedi un’altra “maxi più venti, trenta, cinquanta… settanta percento di prodotto gratis!”. Finché… eccolo il tuo sapore dimenticato! Di più: proibito! Di più: perverso! Ti aspetta in un comparto frigo dedicato ai single da decenni, sigillato in atmosfera protetta, in una confezione blister salva-freschezza, già diviso in due pratiche metà, ognuna imbottita all’inverosimile. È il sintetico, radioattivo, addizionato, ammoniacale ma squisito-sofficissimo-sandwich-gamberetti-e-salsa-rosa. Il pane è lattescente come Bell e la farcitura rosa come Poockie e al primo morso lo sai: non uscirai di qui senza la raccolta di hit anni ’80 nel cassone delle offerte in testa alla colonna “gastronomia, cibi pronti, prodotti precotti”.

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE E LINKOGRAFIA

Il romanzo della Barbery è intitolato Estasi culinarie e, in Italia è pubblicato in dalle Edizioni e/o

www.edizionieo.it

Una discesa nel Maelström è il racconto di Allan Poe che descrive un orripilante vortice che risucchia ogni imbarcazione che vi si imbatte.

Il Circo Barnum deve la sua fortuna anche al fatto di aver impiegato, agli inizi del ‘900, esseri umani con difetti fisici e malattie genetiche deformanti  trasformandoli in fenomeni da baraccone. Questa la pagina dedicata all’impresario Phineas Taylor Barnum di Wikipedia:https://it.wikipedia.org/wiki/Phineas_Taylor_Barnum

Per saperne di più su Wharrol, La Chapelle, Jeff Koons ed altri artisti contemporanei consiglio i podcast della trasmissione radiofonica CONTEMPORAI

Bell e Sebastian è oggi anche un film. Il trailer a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=chAJ8kuQRxM

Se siete stati collezionisti di timbrini e gadget della cagnolina Poockie iscrivetevi alla pagina FB https://it-it.facebook.com/PoochieIlGiornalino/

Olga Orlandi

Olga Orlandi

OERRE per dire Olga Orlandi: per me vale che "hanno tutti ragione" e "basta che funzioni". Dunque accolgo ogni punto di vista e ogni formula magica. E così, qui, non ci metto nessuna ricetta, bendi il mio gusto.
Milano, 1982 e il futuro è imponderabile.

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