Panino Italiano Magazine

Niente rimpianti

Paninosofia by Alberto Capatti 19/05/2020

Com’era bello quel primo morso del panino siciliano seguito da un sorso! E’ proprio quello che non dobbiamo dirci con locali chiusi, piazze deserte e l’autocertificazione in tasca per andare, una volta alla settimana, a far la fila davanti al supermercato.



A cura di Alberto Capatti



Quello che conta è che la libertà nutritiva sussiste, ed immaginare un virus ancora più crudele che vieta la pasta o il vino, che tormenta stomaco e budella invece che i polmoni, ci fa sentire meglio perché non è quello che oggi ci chiude in casa. Questa libertà, è vero, è regolata da un razionamento implicitamente dettato dalle attuali leggi, ma è un razionamento che non vieta una cucina di casa degna e soddisfacente, che non ci impedisce di bere una tazzina di caffè, o, in questi tempi di clausura domestica, un tè con assaggi, che sino al primo novecento, in Italia, sull’esempio inglese, poteva comportare tartine o panini. E siam tornati al dunque, al nostro vizio, che implica una rete sociale e urbana che oggi esiste solo virtuale, una rete che condiziona lo stesso individuo il quale, solitario, in casa, una sera, a Milano, si tagliava il suo pane, lo spalmava con della crescenza, deponeva due fette di salame e mordeva soddisfatto. Questo individuo, oggi, è sopravvissuto alla sua vita dentro-fuori, ai suoi stessi istanti di solitudine, perché, se non lavora, se è a casa ed è solo, ha tutta una giornata da gestire, testa e stomaco, con il telefonino in mano, e se proprio decide di farsi un panino deve ben meditare con che cosa accompagnarlo. 

Certo, la rete sussiste, ma c’è altro. Prendere un libro nuovo, dal titolo ammiccante, e iniziare a morsi un viaggio che le parole scritte rendono facile e gradevole. Il libro è Il ragazzo giusto di Vikram Set, nato a Calcutta, e la pagina aperta, sotto gli occhi, racconta di Mann che osserva Saeeda Bai, coperta la testa col sari, eppure affascinante, con la sua pelle morbida e vellutata, che prepara dei paan, foglie di betel foggiate a triangolo, con una sua ricetta segreta in cui c’è la noce di cocco, e “dopo aver preparato un paio di paan, li infilzò su un piccolo  stuzzicadenti d’argento con nappine e glieli offrì …”

A questo punto, la lettura trasporta il panino preparato in casa, a Milano, senza betel e senza cocco, con pane a cassetta spalmato di maionese e due fette di salmone,  a contatto con i misteri della cucina indiana, e tutto si trasforma, sapori reali e immaginari, preparando un seguito giusto come il titolo del romanzo, pieno di sorprese. Il Covid19 è dimenticato e la bella Saeeda Bai riappare e scompare… 

Ma non è vita questa? Leggiamola…

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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