Panino Italiano Magazine

Le nozze di Cana

Paninosofia by Fabio Zago 12/05/2017

Il primo “miracolo” di un giovane Gesù avviene in occasione di un banchetto nuziale.

L’acqua è trasformata in vino eccellente. 

A Paolo Caliari alias Veronese non sembra importare molto del racconto evangelico. Lui racconta un banchetto sfarzoso, lussuoso, dentro un enorme “telero”. Non potendo affrescare le pareti, a causa della forte umidità veneziana, dipinge su tela di lino d’Irlanda impregnata nel gesso e poi lo appende alla parete. 

Abiti sontuosi, apparecchiature preziose, di oro, argento e vetro soffiato, servitù in quantità e tanti specialisti sempre a disposizione; i coppieri, per la mescita del vino, gli scalchi per il taglio della carne, e camerieri e ancora camerieri di tutti i colori. Saloni enormi, invitati ricchi ed eccellenti. Sullo sfondo un cielo azzurro e terso, nuvole bianche. Tanto colore, colore.

Un poco Michelangelo, nelle figure forti, Raffaello nel disegno e tanto colore Veneziano.

La magnificenza del signore, non del Signore!

L’originale è al Louvre, di fronte alla Gioconda, se ricordo bene, e non se lo fila nessuno.

Una copia, più bella dell’originale, riprodotta con il massimo della tecnologia fotografica digitale, con il laser e impiegando pigmenti di assoluta qualità si può vedere nel luogo dove dovrebbe essere conservato il capolavoro, perché lì ha un senso, presso il monastero di S. Giorgio, a Venezia.

 

 

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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