Panino Italiano Magazine

La terrazza del caffè

Paninosofia by Fabio Zago 18/07/2017

È senza dubbio la terrazza di caffè più famosa del mondo.

È la Terrazza del Caffè in Place du Forum ad Arles, di notte

Ancora un capolavoro di uno dei più amati, Vincent Van Gogh, dipinto nel 1888.

Il caffè, oggi diremmo bar, è il luogo caratteristico della vita libera, democratica; ritrovo di una umanità varia, fatta di artisti, intellettuali, artigiani, borghesi, poveri, ricchi, donne, indigeni e stranieri, disperati.

Un tema molto caro a quel gruppo eterogeneo di artisti identificati con il termine di impressionisti.

I bar parigini sono spesso cosmopoliti e lussuosi, talvolta lussuriosi. Spettacoli e champagne.

Sono quelli di Manet, Toulouse Lautrec, Degas.

Questo di Arles è diverso. È Van Gogh.

È solitudine colorata; un passaggio di luce verso il buio e chissà, forse, là in fondo, diventeremo tutti stelle nel cielo.       

Un cameriere tutto bianco, come le stelle lucenti nel blu della notte, si occupa di alcuni clienti, seduti in terrazza, intorno a tavolini tondi, piccole macchie bianche.

Tutto è illuminato da una potente fonte di luce gialla.

Qualche finestra della piazza e della via, che si intuisce verso il fondo, è accesa.

Qualche passante attraversa la strada di ciottoli.

L'ingresso del caffè è blu, le persiane sono di un blu che tende al verde, come le fronde dell'albero che si intravedono sulla destra.

Sono bastati una tela e due colori, il blu e giallo, un poco di bianco e nero!

Noi ci immaginiamo lì, intenti a mangiare un buon panino, dentro a tutta questa poesia...

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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