Panino Italiano Magazine

La Quaresima

Paninosofia by Fabio Zago 13/04/2017

Certo la religione cristiana non ha avuto e non ha un positivo rapporto con la buona cucina, con la felicità e il piacere della buona tavola!

Il piacere deve essere negato, perché la felicità terrena non conduce a Dio.

Nei secoli passati, e in parte ancora oggi, si chiede e si impone la dieta e il digiuno agli affamati.

Consiglio a tutti la visione del film “Il pranzo di Babette” cult movie di molti chef e di chi pensa, come me, che Dio ci vuole felici, qui, sulla Terra.  

Certo il periodo di maggior rigore, in questo senso, è la Quaresima, i 40 giorni che precedono la Pasqua, come i 40 anni di deserto, che precedono l’arrivo in terra promessa degli ebrei, in fuga dalla schiavitù egiziana.

“Mangiare di magro” si usa dire. Come dovrebbe essere, peraltro, per ogni Venerdì dell’anno.

Magari mangiare qualsiasi cosa, anche molto grassa; visto che fino a pochi decenni fa non si sapeva molto di scienza dell'alimentazione.

Ma non mangiare carne!

Quindi, soprattutto, si sceglievano pesce, uova e formaggio. Naturalmente pane, cereali, tuberi, frutta e verdura in quantità.

Alternative ottime, che oggi preferiamo alla carne.

Certo che, in tempi di fame, durati per molti e che per molti durano ancora, certi precetti risultano non comprensibili.

Un buon panino vegetariano potrebbe comunque essere una buona idea.

Nel 1731 il mitico Chardin dipinge “Il menu di magro”, conservato al Louvre.

Un tavolaccio povero e pochi, umili utensili di cucina, di uso quotidiano, sono sufficienti a raccontare il tipico pasto quaresimale.

L’uovo e il pesce rappresentano dei simboli religiosi importanti e i tipici cibi “leggeri” consentiti in questo periodo. 

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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