Panino Italiano Magazine

PANINO NEGATO, PER RAPPRESAGLIA

Interviste by Ludovica Amat 26/04/2015

Francesco Cataluccio, scrittore e Vice Presidente Bastogi s.p.a. L’ho intervistato perché: quando prepara il panino per suo figlio ne fa sempre uno in più (per l’eventuale compagno che se ne è dimenticato); perché l’ho sentito parlare con Alberto Capatti di panini platonici vs panini pitagorici e perché il suo libro “Vado a vedere se di là è meglio” (Sellerio)… è zeppo di ricette.

D. Che cosa associa alla parola PANINO?

R. POLDO. Il personaggio dei fumetti. Ricordo che a Linus (l’ho sempre comprato dalla sua nascita nel 1961 al 1976) nel ’71 un lettore aveva chiesto che cosa ci fosse nei panini di Poldo, la redazione rispose con una ricetta. Inventata. Il mistero rimane.

D. Il suo primo ricordo legato a un PANINO?

R. Quello che mia mamma preparava al papà quando da Firenze, ogni mercoledì alle 6 di mattina, partiva per Genova (dove insegnava Storia contemporanea all’Università ndr). Il panino era alla frittata, guardavo mia madre asciugare per bene la frittatina prima di richiuderla nel pane, sapevo che mio padre lo avrebbe mangiato in treno alle 8.30. Restava -a mio vedere- un panino improponibile per quell’ora. Ma era un rito, che si interrompeva solo se avevano litigato. In quel caso, niente panino. E musi lunghi.

D. L’ultimo che ha mangiato?

R. Ieri, alla presentazione delle Officine Ex Ansaldo. Una rosetta morbida con prosciutto affumicato. Peccato aver dimenticato di bere dell’acqua. Cinque minuti dopo, sul taxi, ho sofferto una sete inimmaginabile.

D. Un PANINO che non mangerebbe mai?

R. Quello che ho mangiato una volta sola: panino c’a meuza. Mai più.

D. Il PANINO ITALIANO è diverso dagli altri, perché?

R. Per gli ingredienti, anche la semplice mortadella (ingrediente storico del panino da lavoro) è un salume che abbiamo solo noi. Inoltre non mette sete.

D. Una ricetta di PANINO ambasciatore del made in Italy?

R. Quello che preparo per mio figlio Filippo, quando c’è sciopero della mensa alla sua scuola. Quadrotto di pane fresco di panetteria, burro, pecorino fresco, prosciutto cotto di Praga, qualche foglia di insalata croccante.

D. Il PANINO tra 20 anni?

R. Temo qualcosa di orrido, farcito solo con verdure grigliate e salse vegetali… la decadenza.

D. Se lei fosse un PANINO…?

R. Un panino al latte, un po’ lucido sopra, farcito da un velo di burro, formaggio Roquefort e insalata. La vena amara del formaggio si stempera nella dolcezza del pane.      

Ludovica Amat

Ludovica Amat

Consulente in Comunicazione d'Impresa dal 1985, ha concentrato la sua expertise nel settore alimentare dagli anni 2000, curando e valorizzando i progetti di aziende industriali o imprese artigianali dell'alimentazione, ristorazione e distribuzione. Del cibo la appassiona principalmente la capacità di favorire e migliorare la relazione tra persone, considera il cibo stesso un grande comunicatore. Del Panino Italiano predilige la potenzialità di incoraggiare aziende, concorrenti nello stesso comparto, a fare sistema per affermarsi, tutti assieme, nel mondo. Dal settembre 2015 è responsabile dei Branded Content, delle Pubbliche Relazioni e dell'Ufficio Stampa della Fondazione Accademia del Panino Italiano e dei progetti collegati alla Fondazione.

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