Panino Italiano Magazine

Il panino di Arbasino

Paninosofia by Alberto Capatti 20/02/2018

Alberto Arbasino è stato un testimone prezioso dei consumi del boom economico. I suoi personaggi viaggiano e raccontano quello che scoprono, sono assetati di novità, di descriverle e di scriverle, istruendo un’Italia ancora timida e provinciale. A Londra, è festa, ed esplorano meticolosi grandi magazzini, antiquari, negozi d’arredamenti, traboccando di voglie e di stupore. "Fratelli d’Italia" del 1963 (I Meridiani, 2009, p.1076) è la cronaca di questo turismo instancabile, in cui non mancano i sandwiches, con tutti i loro ingredienti:

“Alle delizie di Fortnum & Mason; definitive; ogni volta che abbiamo un attimo; a due passi dal nostro albergo: traboccante di mieli classici e romantici, Ibla e Imetto, ungheresi e scozzesi, nel loro vasetto copiato su un originale della Magna Grecia al British Museum... E in fondo un ristorantino a colori chiari, molto Tate Gallery; paesaggi tipo acquerelli alle pareti; porte décapées, poltroncine Luigi XVI pallide, da Grand Hôtel francese della Belle Epoque, con la loro paglia di Vienna; moquette scura a ramages autunnali. Tutte le centinaia di sandwiches che si possono avere: burro, lattuga, formaggio, mayonnaise, noci; pere farcite di formaggio ‘danish blue’, castagne, letto di lattuga; datteri, ananas, formaggio, lattuga; prugne, pesche, ananas, pomodoro, formaggio, lattuga; scampi, gamberi, salsicce, picalilli, soia, salame, caviale, lattuga, ananas; pollo, formaggio, ananas, castagne. E un dolcino incoronato da gherigli di noce fatti di pasta di castagne.”

Il sandwich, somma di ingredienti disparati e compatibili, è una efficace rappresentazione dell’offerta alimentare complessiva in cui ritroviamo, col pane, carne, crostacei, formaggio, frutta fresca e secca, molluschi, salumi, salse e verdura. Meglio di ogni altro cibo, permette di esplorare con l’offerta, la domanda e il ruolo del consumatore. Arbasino menziona infatti “centinaia di sandwiches” configurando gli appetiti misurati su una scala di valori statistici, e dà alcuni esempi combinatori in cui vi sono ingredienti inglesi, europei, esotici, ricondotti ad una precisa formula, rinchiusa in due fette di pane. Nessuna ricetta è riconducibile in particolare all’Italia, che si affaccia appena sul mercato, tutte evocano consumi internazionali e ubiqui come solo una catena di grandi magazzini inglese, Fortnum & Mason, può assicurare.

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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