Panino Italiano Magazine

Il panino coatto

Paninosofia by Alberto Capatti 23/04/2020

Il panino è stato, in passato, una via di fuga. In diligenza nutriva lunghi viaggi, in treno provvedeva ad accorciare i percorsi, in auto era preso al volo in un grill. Anche in città gli spostamenti, le peregrinazioni lo imponevano, tanto più se non c’era l’ora fissa del pasto, ma solo il tempo di procurarselo e di mangiarlo. 



A cura di Alberto Capatti



Panino e mobilità avevano un rapporto reciproco, ed usiamo il passato perché, oggi, questo è soggetto a regole fisse. Secondo valore implicito: il tempo. Sinonimo di un pasto a base di pane, con eventuale epilogo, la tazzina di caffè, è stato la chiave di mille espedienti per nutrirsi al volo, in un attimo, spesso in piedi. Oppure, seduti, era un vero pasto in sintesi, ordinato dopo la lettura del menù e consumato a piccoli morsi con una birra o un calice di vino. Anche questo è vietato, o meglio è in casa che lo si prepara e lo si consuma,  o dovendo andare a lavorare, finisce in borsa. Il panino è affetto da una sindrome casalinga, a meno che non si accetti, tramite consegna, tramite delivery, di ordinarlo per telefono, o on line, accogliendolo ad un indirizzo preciso, ad un punto morto. E’ una scappatoia che mette ancor più in evidenza la scomparsa di un offerta continua, varia ed economica, e di una libertà nutritiva urbana. Come reagire? Anzitutto con una visione critica. Chi in casa è recluso, non farà dell’arte paninara uno strumento di libertà, perché, durante le giornate senza uscire, i tempi della nutrizione tornano quelli di un passato remoto e preparando colazione, pranzo o cena, tempo e mobilità non giocano più alcun ruolo, e la cucina stessa di casa è raggelata dall’assenza di amiche e di inviti, e la coppia o la famiglia maturano il vizio di ripetersi, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, perdendo la voglia di reagire alla routine, aspettando la fine. E il panino? Se anche me lo preparo – michetta, prosciutto cotto, burro e un filo di senape –  mi torna inappetente, perché ho dovuto acquistare ogni cosa con largo anticipo, e il tutto è scontato, prescritto. Chiusi in casa, tutta la cucina è prescrizione, nutre senza comunicare, sazia senza imprevisti, salvo una consegna, una delivery Panino Giusto, che mi giunge a sorpresa perché io non l’ho ordinata.  


Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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