Panino Italiano Magazine

Il pane è dolce: la brioche 

Paninosofia by Fabio Zago 14/09/2017

In questa breve storia del pane per immagini e racconti leggeri, tra storia dell’arte e storia del pane non può mancare il pane dolce e non può mancare Chardin, sommo maestro delle nature morte.

A chi non piacciono le brioche? Il pane lievitato ricco di burro, uova e zucchero, nelle sue decine di varianti. 

Hanno fatto male solo alla regina Maria Antonietta, che ci perse la testa, avendole proposte al popolo francese, che chiedeva il pane che mancava.

Se non ricordo male non era neppure francese, ma austriaca.

Come forse la brioche, uno dei tanti vanti dei francesi, ma che in realtà hanno altre origini, è viennese la baguette, si consumava nell’antica Roma il foie gras, del vino si può dire lo stesso. 

Lasciamo in ogni caso a loro l’onore del burro e dello champagne, del vino e del foie gras e torniamo alla brioche, così amata e conosciuta da essere dipinta mirabilmente dal genio delle nature morte, Jean Baptiste Simeon Chardin, che in pieno spirito illuministico dipinge centinaia di soggetti che sembrano quasi da catalogo.

Ma io non mi accontento e in ogni suo dipinto, anche in questo, ci vedo una storia di bellezza, un’atmosfera particolare.

In questo caso mi sembra il racconto della dolcezza; le pesche vellutate, la zuccheriera raffinata e il suo prezioso contenuto, le ciliegie e il probabile liquore contenuto nella bottiglia, la stupenda brioche ovviamente…

Il fiore d’arancio forse rimanda alla vita coniugale e alla sua dolcezza… forse anche un grande pittore si può confondere!

"Natura morta con brioche", dipinta nel 1763, è conservata a Parigi, Louvre.     

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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