Panino Italiano Magazine

Il mercato, la frittella e il pane con l'uva

Paninosofia by Fabio Zago 05/10/2017

La piramide alimentare, formula grafica che indica l’equilibrio dietetico ideale, collegandosi in qualche modo ad una idea di dieta mediterranea è stata di recente aggiornata.

La nuova piramide stabilisce che il 50 % della nostra alimentazione ideale deve essere basata sul consumo di frutta e verdura

Fresche e genuine, aggiungo io! 

Che significa anche rispetto dei cicli della natura, che non può offrire tutto e sempre. Niente fragole a Dicembre.

Poi, con pari dignità, figurano i cereali.

Nel 1775, Johann Zoffany pittore tedesco molto attivo in Inghilterra, dipinge “Il mercato della frutta di Firenze” conservato a Londra, Tate Gallery.

Nel clima illuministico di fine Settecento, il mercato fiorentino rappresenta un utile documento di studio delle abitudini alimentari locali. Il cesto di carciofi in primo piano per esempio, è un tipico prodotto coltivato in Toscana.

Non è nascosto un certo ottimismo, tipico del secolo dei lumi, nei confronti del progresso, capace di sconfiggere la fame.

Anche lo straccione è in grado di mettere mano alla borsa e acquistare una frittella!

Ecco, la frittella. Il pane dolce. Una vera golosità, ancora oggi molto apprezzata.

La presenza di tante ceste e borse indica come il mercato nascesse dall’aggregazione di produttori e ambulanti.

Il cesto d’uva e la ragazza maliziosa che la offre è molto cool!

E’ un dipinto vivace e colorato; divertente.

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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