Panino Italiano Magazine

Il banchetto

Paninosofia by Fabio Zago 19/05/2017

Maggio è tradizionalmente il mese dei banchetti nuziali, dell’amore.

Ancora una volta raccontiamo un banchetto.

In verità il più importante, il banchetto di matrimonio tra Amore e Psiche, “Il banchetto sull’isola di Citera”, dipinto da uno straordinario ed epico Giulio Romano, tra il 1527 e il 1530, che si trova a Palazzo Te di Mantova, la camera di Amore e Psiche.

Anima e cuore si uniscono, Psiche e Eros si uniscono.

La natura umana è in larga parte animale e istintiva. 

Mercurio, sul lato destro dell’opera, riuscirà, nel nome degli Dei, a riportare all’armonia e all’ordine anelati dalla ragione umana?   

Per raccontare il contenuto di questa opera occorrerebbero alcune decine di migliaia di pagine.

La mitologia greca e latina e i grandi classici, centinaia di libri e studi di antropologia e psicologia; centinaia di romanzi, tutta la poesia d’amore.

Per raccontarne la sua bellezza, molti trattati di storia dell’arte rinascimentale; tutto di Michelangelo e di Raffaello. 

Molto della corte dei Gonzaga. 

Tutto di Giulio Romano. 

Una visita a Mantova sarebbe una bella idea!

Un’opera grandiosa, anche nelle dimensioni; ogni dettaglio è una storia fantastica.

A dire il vero di cibo non se ne vede molto, ma quel poco è molto simbolico; il pane (panis) offerto dal dio della natura Pan a una Dea nuda e bellissima. Acqua e latte, uva e quindi vino, frutta.

E una tovaglia bellissima, bianchissima, elegantissima!  

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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