Panino Italiano Magazine

I panini del miracolo economico

Paninosofia by Andrea W. Castellanza 06/11/2018

Il boom economico, che segnò la vita quotidiana della penisola dalla fine degli anni ’50 a metà degli anni ’60, fu senz’altro un’epoca di grandi cambiamenti, anche nel regime alimentare degli Italiani. La diffusione dei prodotti industriali e dei primi supermercati modificò abitudini e consuetudini: pancarrè, salumi in busta, tetrapack divennero protagonisti della vita quotidiana, per non parlare degli elettrodomestici che invasero le cucine degli Italiani di tutti gli strati sociali. Frigorifero, forno, frullatore e tostapane non mancarono più nelle nostre case e uno dei  simboli di questa mutazione sociologica, prima che alimentare, fu il “toast”, simbolo del panino caldo preparato con ingredienti a lunga conservazione come il pane in cassetta affettato, i salumi confezionati (in primis la spalla cotta) e le onnipresenti “sottilette”, che per metonimia indicarono da quel momento le fette di formaggio fuso confezionate, commercializzate da una famosa marca americana in Italia dal 1961 (in due gusti: provolone o emmenthal).

Gli anni del miracolo economico furono anche l’epoca della motorizzazione di massa: della Vespa, della 500, delle autostrade e degli Autogrill, che all’epoca indicavano i ristoranti Pavesi in contrapposizione ai Mottagrill. In realtà i panini caldi e con nome proprio a cui siamo oggi abituati nei nostri viaggi verranno inventati una ventina di anni dopo (il Camogli nasce solo nel 1981), ma il cibo veloce, il panino già preparato, il toast o il tramezzino, impazzano nelle soste automobilistiche degli anni ‘60. In ultimo, proprio la motorizzazione di massa porta alla ribalta la gita fuori porta o, addirittura, le vacanze al mare (è la scoperta in larga scala delle coste laziali, toscane e romagnole), alla portata anche delle classi meno abbienti, abituate fino a quell’epoca a muoversi pochissimo dalle città e dai quartieri di residenza. È quindi un boom anche per le “fraschette romane” in collina e la costa laziale, con panini o pizza bianca con porchetta, si diffonde in tutta Italia la piadina romagnola e diventano popolari i panini toscani con trippa e lampredotto.

Il pic nic, che esplode con la maggiore mobilità e il relativo benessere dell’epoca, nonostante nell’etimologia francese indicasse massima frugalità, nella declinazione italiana diventa trionfo di panini tradizionali tutt’altro che frugali, trasportati in cesti, borse termiche e innaffiati da termos di bibite. Michette nordiche, pizza bianca romana e pane di Altamura affettato, ritrovano importanti ed economiche farciture: dalle mortadelle (di fegato o Bologna) alle frittate, fino alla tradizionale “caprese” di mozzarella e pomodoro che, racchiusa in un panino, pare avesse un nobile estimatore nell’ex re d’Egitto Farouk, uno dei protagonisti indiscussi della Dolce Vita, che per la verità escludiamo prediligesse, nel suo esilio capitolino, i pic nic nelle fraschette dei Castelli Romani.

Andrea W. Castellanza

Andrea W. Castellanza

Il gusto è il Paradiso preparato dall’Inferno degli altri sensi”
Orgogliosamente aggrappato al concetto di “Gusto dell’artista” non è ancora “Artista del Gusto” nonostante l’inveterata passione per la gastronomia dietro e davanti ai fornelli. Regista, scrittore ed esperto di comunicazione si definisce visual dreamer, perché il cinema, la letteratura, il racconto sono fatti della impalpabile materia di cui sono fatti i sogni ed il Buon Gusto. La passione per i viaggi, che condivide con una moglie splendida compagna di avventure, lo porta ad un convulso desiderio di assaggio delle culture altrui, anche quando si tratta di alimenti decisamente alternativi che sperimenta con pervicacia autolesionista

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