Panino Italiano Magazine

Fiori e pane

Paninosofia by Fabio Zago 06/02/2018

Tommaso Realfonso è stato uno dei più importanti pittori di natura morta del Settecento napoletano, all'interno di una cultura pittorica europea della metà del secolo, che ebbe a Napoli una stagione felice tra ripresa naturalista in pittura ed affermazione delle idee illuministe. Furono anni felici per questo genere di pittura: in area padana grazie a Giuseppe Maria Crespi, Arcangelo Resani e Giacomo Ceruti ed all’estero ebbe momenti di grande splendore attraverso l’opera dello spagnolo Luis Melendez, presente alcuni anni a Napoli e suggestionato dalla visione di alcuni tra i migliori esiti della pittura di genere del Realfonso e del Nani ed in Francia dove si toccarono vette di qualità con il parigino Chardin. 

Tra il 1730 e il 1740 il Realfonso abbandona gli aspetti più sontuosi della pittura di genere in favore di una nuova essenzialità di linguaggio, in virtù della quale “i fiori Belvedere più decorativi tornano di colpo alla verità vegetale, mentre nelle numerose tele con ortaggi, ceste di frutta e specialità culinarie della tradizione napoletana l’intonazione scura e la maniera con la quale gli oggetti escono dall’ombra dimostrano la perseveranza della scelta luministica dell’artista".

Un esempio straordinario è questo dipinto di fiori e pane con intorno ingredienti di sostegno che ricordano il casatiello napoletano, uno dei pani conditi più ricchi, saporiti e beneauguranti della tradizione del nostro Sud. 

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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