Panino Italiano Magazine

Crostini di acciughe - Anchovy toast

Paninosofia by Alberto Capatti 30/01/2017

La ricetta è in  un  classico della cucina afrodisiaca. E’ consigliata da Pilaff Bey in Venere in cucina, (Longanesi, 1954 ; edizione inglese, Venus in the kitchen, William Heinemann, 1952).

Cut some slices of bread, toast  nicely, trim  to any shape required. Have ready a hot water  plate, on which put four ounces of butter; let it melt; add the yolksof four raw eggs, one tablespoon of anchovy sauce, Nepaul pepper to taste. Mix well together, and dip the toast in, both sides; let it well soak into the mixture. Serve very hot, piled on dish, and garnishd with parley.

Anchovies have log been fames for their lust-provoking virtues.

Tagliate delle fette di pane, abbrustolitele bene e date loro la forma che preferite. Tenete a portata di mano un piatto che regga il bagnomaria nel quale metterete  centoventi grammi di burro; fatelo sciogliere e aggiungete i rossi di quattro uova crude, un  cucchiaio di salsa d’acciughe, pepe di Nepal a volontà. Mischiate bene il tutto e in esso immergete i crostini d’ambo i lati e fate che s’impregnino bene del miscuglio. Servite i crostini molto caldi disposti a piramide su un vassoio e guarnite con prezzemolo.

Per lungo tempo le acciughe ebbero fama di provocare voluttuosi desideri.

 

Se le acciughe ebbero fama di far nascere il desiderio, il loro erotismo nasce qui da una presentazione elegante, a piramide, e dal seducente trattamento del toast con burro, uova crude e pepe del Nepal. In pila si prendono con le mani e il gioco delle dita e della bocca è un preludio, in cui grazia e precisione hanno un ruolo complice. E la salsa d’acciuga? E’ il  sapore che pizzica, stuzzica, banale come un desiderio che risale nel corpo, dopo esser passato dalla lingua al ventre. Norman Douglas, con lo pseudonimo Pilaff Bey, si divertiva un mondo, alludendo, sfiorando quei toasts che sono voluttuosi perchè basta poca cosa, un’anchovy, per eccitarli.

Questo c’insegna a prendere delicatamente il crostino con la certezza che esso moltiplica gli appetiti, palesi e nascosti, tenendoli sott’occhio, prendendo tempo, e lasciando correre l’immaginazione.

 

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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