Panino Italiano Magazine

Come?

Paninosofia by Alberto Capatti 09/06/2017

Pensare mangiare...

E se invece di mordere una delle due punte o estremità, cominciassimo dal centro? E’ lì che c’è più ciccia…E poi il panino non è un quadrato di pizza – da qualunque parte la mordi è la stessa – ed ha una sua logica. Chiuso chiuso, non vedi nulla dentro; aperto da tutti i lati non ha misteri, lo hai già divorato con gli occhi al primo morso. E invece è bello scoprirlo, direi inventarlo con i denti. Per questa ragione, comincerei da dove non te l’aspetti, da dove non vedi, perché il vero occhio dell’affamato è la bocca. Ma un morso al centro, si dirà, presenta due rischi: il primo di spaccare, in due colpi, il panino in due. E poi che ne fai, come li tieni? Il secondo, di attaccare, se non è lungo e sottile, la parte più curva e mollicosa. Per questo, la mia amica Lella da un colpetto di lingua all’estremità più sottile e mordicchia piano piano, fino alla fine, senza lasciare una briciola. Io le ho provate tutte: romperlo in due, in quattro, sbocconcellarlo, tenerlo con una o due mani, o con due dita, e suonarlo, anzi, roderlo come un liuto, naturalmente in privato, per non esibirmi. Poi ho cavato quello che c’era dentro, leccando solo le facce interne del pane, oppure gettando una delle due parti, o entrambi.

Una volta sono andato in bagno e l’ho mangiato allo specchio, ed un’altra, con Gianna, ma era lungo e stretto, abbiamo cominciato a morderlo ognuno dalla propria parte, cercando di non reggerlo con le dita, per finire in un bacio. In realtà, quando i nasi si avvicinavano avevamo briciole, croste ed unto intorno alla bocca, e pezzi che cadevano, e non capivamo più come finire. Se lei o io avremmo dato l’ultimo morso alle labbra o alla lingua dell’altro. Poi, i giochi folli: mangiare un panino con gli occhi bendati, con una cicca in bocca, senza inghiottirla, senza sputarla, o con le mani legate dietro. A letto, in bicicletta, in mare, a scuola durante una lezione e persino a messa. Da tempo avevo cominciato a domandare agli altri come lo facevano e ce n’è stato persino uno che mi ha detto che gli piaceva fra le tette o fra le chiappe e che una volta se lo era infilato nelle mutande, andando in giro. A certa gente vengono strane idee… Che schifo! 

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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