Panino Italiano Magazine

Banchetto di matrimonio

Paninosofia by Fabio Zago 31/05/2017

Nel mondo occidentale moderno il banchetto per antonomasia è quello matrimoniale.

Perso il riferimento sacro, il banchetto è un'occasione conviviale importante, spesso è una rappresentazione di ricchezza o potenza economica e sociale.

Preferiamo pensarlo come un momento felice da trascorrere insieme a persone gradevoli.

Certo, la capacità di organizzare l'evento in ogni aspetto e nei minimi dettagli non è da sottovalutare ed è una dimostrazione di buongusto e senso dell'ospitalità.

In questo senso il banchetto matrimoniale è davvero un'impresa titanica; i gusti, i bisogni e le preferenze, le aspettative di molti ospiti, molto diversi tra loro, i tempi tecnici e gli stili di servizio, la scelta degli arredi, degli addobbi, del menu e dei vini, dei servizi accessori. 

Nel 1886, Albert Auguste Fourier dipinge "Festa di matrimonio a Yport", conservato a Rouen, Musèe des Beaux- Arts.

Il banchetto si svolge in un frutteto, come se si trattasse di una festa campestre.

Fin dall'antichità il pranzo all'aperto è una consuetudine piacevole e ricercata.

Il brindisi è un momento celebrativo importante, di origine antichissima.

Al centro della rappresentazione, come si conviene, la sposa.

Gli elementi ci son tutti: la tovaglia bianchissima, i decori floreali finemente dipinti, il vino e il pane, immancabili e simbolici cibi, ma anche un bell'arrosto, perché la carne rimane il piatto forte del menu, pietanza da ricchi, da giorno di festa.

Tutto il verde intorno, come se la natura si sposasse perfettamente con la civiltà dell'uomo.

Gli ospiti eleganti, per quanto possono, in compagnia degli immancabili bambini. 

È un bel dipinto, con dedica a tutti gli sposi.

Fabio Zago

Fabio Zago

Fabio Zago, docente dell’Accademia Gualtiero Marchesi, presta la sua consulenza gastronomica per riviste di settore e per numerose aziende agroalimentari.
E’ autore di testi scolastici adottati in diversi Istituti Alberghieri italiani e di numerosi libri di cucina per il grande pubblico.
Già durante gli anni di formazione all’Istituto Alberghiero ha iniziato a viaggiare per il mondo alla scoperta di realtà gastronomiche e culturali diverse dalla sua. Gli Stati Uniti, Londra e Parigi sono state le tappe fondamentali della sua crescita e gli hanno lasciato un’ impronta cosmopolita, ma al contempo hanno radicato in lui la convinzione che quella mediterranea è la miglior cucina possibile.
Dice di sé, parafrasando una celebre canzone di De Andrè: “Amo pensare che dove finiscono le mie mani debbano in qualche modo iniziare i miei ravioli di patate e foie gras”.

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