Panino Italiano Magazine

2018 panini

Paninosofia by Alberto Capatti 27/12/2018

E' stato l'anno della app, da commemorare  con i consueti giochi di parole, acchiappare, allappare, panini ovunque, nel telefonino e ... L'Accademia del panino italiano nata nel crepuscolo del sandwich, non s'appisola e cataloga: nomi di locali, i menu stampati e fotografati, scritti su un foglio o su di una lavagnetta, visivi o corsivi, quindi i nomi dei panini. Ma il nome senza definizione è un simbolo e va decifrato, donde la necessità di completarlo con gli ingredienti, dal pane alle salse. Impossibile elencarli tutti, gli ingredienti, quindi bisogna scegliere i più qualificati, senza cadere nella trappola del pan & salam, salamelec perché se il titolo dà valore, bisogna spiegare come. Grazie all'app, la caccia si è fatta più intensa e non è solo una questione di panini singoli o plurali, localizzati e titolati, qui, là. Nei 2018, ci sono quello del guinness dei primati, lungo un chilometro treccentocinquantametri e quelli immaginari che si mordono col cervello senza passare dalla bocca. E non è finita: ai 2018 panini ne mancano altri 2019.

     Un anno in cui c'è stato di tutto: caccia aperta al panificatore e al lievito-madre, certificazioni pignolissime, taverne di Platone infarinate, viaggi nel mondo dei falsi, matrimoni con la tazzina di caffè, lezioni ex cathedra, DOP e DOI (d'origine inventata), questo stesso magazine inesauribile e, va sempre ripetuta, a mo' di sintesi, l'antica frittata fra due fette di pane. Con il panino esplode un sistema alimentare globale in cui il made in Italy si è infiltrato con pizze e penne, e l'Accademia ha il ruolo d'archivio e di osservatorio, con la finalità di tutelare l'aggettivo italiano in ogni sua forma ed espressione. Non basta dire ciabatta o chiamarlo caprese, bisogna provarlo, darne prova concreta, senza sotterfugi o falsificazioni, e metterlo per iscritto. Le accademie son fatte per dibattere all'infinito, ma non se n'era ancora vista una capace di tappare la bocca ai suoi membri invitando a mordere il pane ed imporre così matura riflessione su un oggetto alimentare preciso. 

Alberto Capatti

Alberto Capatti

Ha diretto la rivista La Gola e il mensile Slow di Slow Food. Ha scritto libri e saggi di storia della cucina francese e italiana ed è stato il primo Rettore dell'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Gli abbiamo proposto la presidenza dell'Advisory Board perché ama valorizzare i patrimoni potenziali, rendendoli beni comuni e fruibili da tutti, sotto l'egida di una ricerca instancabile della verità e della trasparenza.

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